La mobilitazione internazionale contro l’incenerimento dei rifiuti ha una storia lunga più di vent’anni. Nel 2002 la Global Alliance for Incinerator Alternatives (GAIA) organizzò il primo Global Day of Action against Waste and Incineration.
Nel 2026 la mobilitazione assume una formula più ampia: dal 13 al 16 ottobre GAIA promuove la Global Week of Action to Stop Incineration, quattro giorni dedicati al tema dell’incenerimento e alle alternative basate su prevenzione, riuso e riciclo.
Il tema si inserisce oggi in un quadro europeo in evoluzione, in cui la gestione del rifiuto residuo si intreccia sempre più con gli obiettivi di economia circolare.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2024 nell’Unione Europea sono stati prodotti in media 517 kg di rifiuti urbani per abitante, mentre il tasso di riciclaggio si è attestato al 48,1%.
In Italia, secondo ISPRA, la raccolta differenziata ha raggiunto nel 2024 il 67,7%, mentre il tasso di riciclaggio si è attestato al 52,3%. Nello stesso anno sono state incenerite quasi 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani e di rifiuti derivanti dal loro trattamento.
Nel 2026 il dibattito si è arricchito anche di un nuovo elemento. A luglio, la Commissione europea ha proposto di estendere progressivamente il sistema EU ETS anche agli impianti di incenerimento dei rifiuti non pericolosi, introducendo dal 2031 un obbligo crescente di restituzione delle quote di emissione, fino al 100% delle emissioni verificate dal 2034.
Si tratta ancora di una proposta legislativa, ma il suo orientamento è coerente con una strategia europea che punta a rafforzare prevenzione, riutilizzo, riciclaggio e riduzione delle emissioni associate alla gestione dei rifiuti.
La questione, quindi, riguarda anche come ridurre progressivamente ciò che resta da gestire.
È qui che la mobilitazione contro l’incenerimento mantiene attuale il proprio messaggio: spostare l’attenzione a monte, prima che il rifiuto arrivi all’impianto.

