Earth Day e la trappola dell’eco-perfezionismo

Ogni anno, in occasione dell’Earth Day (22 Aprile), la sostenibilità torna al centro del dibattito pubblico e con essa la spinta a fare sempre meglio. Una giornata necessaria, che alimenta una narrazione molto diffusa: i social, infatti, raccontano la sostenibilità come uno stile di vita fatto di scelte impeccabili e standard, a volte, irraggiungibili.

Da questa propensione alla perfettibilità nasce l’eco-perfezionismo (o perfezionismo ecologico), fenomeno psicologico strettamente legato all’eco-ansia. È la tendenza a vivere la sostenibilità in modo assoluto, con frustrazione e senso di colpa se ci si allontana dai rigidi obiettivi che ci si è prefissati. Risultato? Si crede di non poter fare mai abbastanza.

Il paradosso è evidente: l’eco-perfezionismo distoglie l’attenzione da ciò che realmente richiede la salvaguardia dellasostenibilità ambientale. Questo fenomeno è, dunque, paralizzante e controproducente per la causa stessa.

Il cambiamento reale e duraturo non nasce dalla perfezione, ma da piccole azioni, sostenute nel tempo e soprattutto sommate a quelle degli altri.