Ogni anno oltre otto milioni di tonnellate di plastica finiscono nell’oceano. Come se ogni minuto si rovesciasse un camion di plastica in mare. Invece sono 100mila (fonte Onu), le tonnellate che finiscono ogni anno nei mari d’Europa, solamente dalle aree costiere. 4 i rifiuti calpestati ad ogni passo sulle spiagge italiane (l’80% di questi è composto da plastica). 1, 25milioni i frammenti di microplastica per chilometro quadrato nel Mediterraneo. 450 anni il tempo stimato perché una singola bottiglietta di plastica si dissolva nell’ambiente.
Bastano poche mosse per salvare il mare. O perlomeno per mettersi nelle condizioni di farlo. A teorizzarlo è Peter Thomson, il “ lobbista” anti- plastica che dichiarato guerra alla plastica nei mari per salvarli dall’inquinamento.
In occasione del Forum economico mondiale ha soffermato l’attenzione sull’importanza che ognuno cambi atteggiamento nei confronti della plastica. Lo slogan dovrebbe essere: “rifiuta, riusa, riduci”. Ognuno può contribuire, limitando l’uso della plastica nella vita di tutti i giorni.
Quali sono le iniziative più importanti per salvare i mari?
Fondamentali sono gli obiettivi Onu firmati nel 2015 al livello globale chiamati SDG 14 o “la vita sott’acqua”. Lo scopo è garantire un uso sostenibile delle risorse marine attraverso dieci obiettivi. Quattro di essi matureranno nel 2020
Quali sono?
Nel 2020 è in programma a Lisbona la seconda grande conferenza sull’oceano. Per quella data dovrà maturare l’impegno a fermare tutti i sussidi dannosi alla pesca.

